WORDS-CARE: -ENNIALS

Millennials, baby-boomer, Gen Z, Gen X, Centennial, Plurals: negli ultimi anni, la collettività è stata segmentata in identikit anagrafici caratterizzati da presunte preferenze di consumo e stili di vita. La realtà ci insegna però che la vita è più complessa e che le etichette vanno sempre strette. L’età non è più un dato anagrafico sufficiente a definirci. È una mentalità.

Filorga  Ennials by Pax Paloscia

Artist Pax Paloscia

Fluiamo nei nostri anni e nei nostri corpi: siamo Perennials. L’espressione è stata coniata da Gina Pell, imprenditrice digitale statunitense, per indicare una habitus mentale più che una classe d'età specifica. “Perennial, infatti, è “chi vive il presente con curiosità e intraprendenza, mantenendosi al passo con la tecnologia ed entrando in relazione con persone di tutte le generazioni”, spiega l’antropologa culturale Cristina Cassese. “Il rapporto tra generazioni sta cambiando: il cosiddetto gap generazionale, ovvero l'insieme di opinioni, idee, norme culturali che distingue una generazione dall'altra, si sta assottigliando sempre di più”.

I riti di passaggio

Ma se il rapporto tra generazioni diventa fluido, come possiamo scandire il fluire delle generazioni stesse sia a un livello personale che collettivo?

"Dagli anni ‘60 in poi, le società occidentali hanno perso buona parte dei cosiddetti “riti di passaggio”, - spiega Cassese - “ovvero quelle pratiche rituali che scandiscono il cambiamento di status sociale e che coincidono perlopiù con gli eventi fondamentali dell'esistenza umana (come la nascita, l’adolescenza, l’ingresso nell'età adulta, il matrimonio e così via). Tuttavia, queste pratiche non sono andate completamente perdute ma sono state radicalmente rielaborate”.

In effetti, gli anni ’60 sono stati uno spartiacque per il rovesciamento del rapporto tra generazioni: da allora non sono più gli adulti/anziani a determinare in che modo i giovani diventano uomini e donne, ma sono gli stessi giovani che, per scandire questo passaggio, si sono dati una serie di rituali che riguardano l’abbigliamento, l’estetica dei corpi e molto altro. La società si è avviata così verso una fase di forte individualizzazione: progressivamente è venuto meno il noi e si è affermato sempre di più il Sé. Con il tempo, il divario generazionale si è assottigliato sempre di più e, nell’ultimo periodo, il rapporto di influenza tra classi d’età si è rovesciato definitivamente quando si è innestato un ulteriore elemento di novità: la mitizzazione della giovinezza, considerata come criterio fondamentale del canone estetico dominante, soprattutto femminile.

La fluidità delle pratiche beauty

Sollevato dalla definizione di età anagrafica, il corpo vive ora il suo eterno presente libero di mixare le proprie pratiche cosmetiche. Come spiega Cristina Cassese, “le differenze generazionali nelle pratiche di bellezza esistono ancora ma sono sempre più sfumate. Permane e si rafforza, però, il valore della trasmissione da una generazione all'altra, così come quello della condivisione intergenerazionale favorita dall’innalzamento della durata di vita (tanto per avere un'idea, la speranza media di vita nel 2021 era di 83 anni; nel 1980 era 69 anni) e dalla diffusione di informazioni attraverso i social media”.

Le pratiche cosmetiche sono da sempre tramandate di generazione in generazione. Oggi gli smartphone hanno reso la condivisione intergenerazionale ancora più facile: testi, foto, video, opinioni e recensioni si spostano nel tempo e nello spazio molto più velocemente di quanto era possibile già solo pochi anni fa. Il “passaparola” delle pratiche cosmetiche fluide viaggia altrettanto fluidamente su nuovi mezzi di diffusione, dove gli - Ennials di tutte le età si scambiano Beauty Hacks.

 

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Words-Care è l’osservatorio di Filorga sui fenomeni e sulle parole della Bellezza che stanno cambiando la visione sull’estetica, sui canoni e sulla cura di sé.